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Yahweh unico Dio

QUESTO STUDIO E SUDDIVISO IN 3 LEZIONI

1 L'ESISTENZA DI YAHWEH

2 LA PERSONALITA DI DIO

3 IL NOME E IL CARATTERE DI DIO

L'Esistenza di YAHWEH

"Chi infatti s'accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che diligentemente lo cercano" (Ebr.11:6). In questo articolo ci si rivolgerà a chi già crede in Dio e vuole avvicinarsi maggiormente a lui. Non ci soffermeremo quindi sulle prove che dimostrano l'esistenza di Dio, ricordando solo che è sufficiente osservare la complicata costituzione del nostro organismo, o l'evidente struttura di un fiore, o alzare gli occhi al cielo in una notte limpida e mille altre riflessioni sulla vita, per rendersi conto che l'ateismo è palesemente inconcepibile. E' molto più faticoso credere che non esista nessun Dio piuttosto che credere in Dio. Un ateo infatti non può appoggiarsi a nessun ordine, nessun disegno o significato ultimo dell'universo, con chiare ripercussioni sulla sua vita. Dati questi presupposti, non sorprende che la maggior parte delle persone, persino nelle società dove il materialismo è il vero "dio", ammetta di credere anche se minimamente in un Dio.

Ma c'è un'enorme differenza tra ammettere l'esistenza di un potere superiore e sapere realmente quanto Dio è in grado di offrirci in cambio di un servizio fedele. Ritroviamo questo concetto nel Ebr.11:6: noi

"dobbiamo credere che egli (Dio) esiste

E che egli ricompensa coloro che diligentemente lo cercano".

La Bibbia è in gran parte il racconto della storia del popolo di Israele, il popolo di Dio, e spesso ci viene ricordato che gli ebrei accettavano l'esistenza di Dio a prescindere dalla fede nelle Sue promesse. Il loro grande capo Mosè diceva loro "Sappi dunque e conserva bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n'è altro. Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi" (Deut.4:39,40).

E' chiaro quindi che anche se dentro di noi abbiamo coscienza dell'esistenza di Dio non necessariamente siamo degni di lui. Se crediamo davvero di avere un Creatore, dobbiamo "dunque osservare i suoi comandi". Lo scopo che ci proponiamo in questo libro è proprio quello di spiegare in cosa consistono questi comandi e come osservarli, prendendo come riferimento le Sacre Scritture e rafforzando così la nostra fede:

"La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si basa sulla parola di Dio" (Rom.10:17).

Parimenti, nel libro di Isaia (43:9-12) attraverso l'interpretazione delle profezie divine arriviamo a comprendere che "io sono Dio" (Is.43:13) - e cioè che il nome di Dio "Io sono colui che sono" è assolutamente vero (Es.3:14). L'apostolo Paolo arrivò un giorno a Berea, un villaggio che oggi fa parte della Grecia Settentrionale. Come d'abitudine predicava il Vangelo di Dio, la buona novella, ma la gente non si limitò ad accettare la parola di Paolo, "essi accolsero la parola (di Dio, non di Paolo) con grande entusiasmo, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano davvero così. Dunque, molti di loro credettero" (Atti 17:11,12). Essi credettero e raggiunsero una fede sincera non perché Dio gliela concesse improvvisamente grazie a uno specie di trapianto spirituale al cuore, senza nessuna relazione con la sua parola, ma perché andarono a cercare nella Bibbia con regolarità ("ogni giorno") e sistematicità (se le cose stavano davvero così). Ci si domanda quindi come fa la gente a definirsi "credente" quando prende come punto di riferimento nuovi predicatori o congregazioni religiose come i seguaci di Billy Graham (n.d.t. movimento evangelico). Quanto studio serio e quotidiano delle Scritture fanno queste persone? Questa mancanza di una vera fede fondata sulla Bibbia spiega senza dubbio la falsità che chi si converte trova nella precedente esperienza religiosa e spiega perché molti abbandonano il movimento evangelico.

Lo scopo che si propone questo corso di studio è di fornire uno schema per uno studio individuale e sistematico delle Scritture, per poter "dunque" credere. Nel Vangelo viene spesso sottolineato il legame imprescindibile tra fede autentica ed ascolto del vero Vangelo:

- "Molti dei Corinzi, udendo Paolo, credevano e si facevano battezzare (Atti 18:8).

- La gente "ascolta la parola del Vangelo e crede" (Atti 15:7)

- Così predichiamo e così avete creduto" (1 Cor.15:11)

- Il "seme" nella parabola del seminatore è la parola di Dio (Lc.8:11); mentre in quella dell’albero di senapa è la fede (Lc.17:6), poiché la fede si conquista accettando la "parola della fede" (Rom.10:8), "parole di fede e buona dottrina" (1 Tim.4:6), in un cuore pronto a credere in Dio e alla sua parola (Gal.2:2 cfr. Ebr.4:2)

- In riferimento alla parola delle Sacre Scritture, l’apostolo Giovanni dice che "egli dice il vero (e cioè la verità) perché anche voi crediate" (Gv.19:35). Quindi la parola del Signore è "la verità" (Gv.17:17) che dobbiamo credere.

2 LEZIONE

 

 La personalità di Dio

Uno dei temi più sublimi e grandiosi della Bibbia è la rivelazione di Dio come un essere tangibile e reale, con un esistenza corporea. Inoltre uno dei precetti fondamentali della Cristianità è che Yeshua è il figlio di Dio. Se Dio non fosse un essere corporeo, non potrebbe avere un figlio che fu "impronta della sua sostanza" (Ebr.1:3). Sarebbe difficile sviluppare una relazione effettiva con Dio se Dio fosse solo un concetto nella nostra mente, uno frammento di spirito fluttuante nello spazio, eppure, per la maggior parte delle religioni, Dio è intangibile e incorporeo.

Poiché Dio è infinitamente migliore di noi, si può facilmente capire perché la fede di molte persone ha esitato davanti alla precisa promessa di vedere Dio alla fine della nostra esistenza. Israele non credette di vedere la "forma" di Dio (Gv. 5:37), dimostrando di fatto che Egli aveva un aspetto reale. Per arrivare a credere a ciò è sufficiente conoscere Dio e credere alle sue parole:

"Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Mt.5:8).

"I suoi servi lo adoreranno, vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome ("il nome di Dio" Apoc.3.12) sulla fronte." (Apoc.22:3,4).

Se la nostra fede è sincera possiamo serbare nel nostro cuore questa meravigliosa speranza, che rivoluzionerà concretamente la nostra vita:

"Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore" (Ebr.12:14).

Noi non dovremmo giurare perché "chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per colui che vi è assiso" (Mt. 23:22). Un'affermazione simile non avrebbe senso se Dio non avesse una consistenza corporea.

"Dovremmo vederlo come egli è (manifesto in Cristo) e ogni uomo che ha questa speranza in lui si purifica" (Gv.3:2,3).

In questa vita probabilmente non riusciremo mai a raggiungere la piena comprensione dell'Altissimo Padre ma se guardiamo avanti, attraverso le confuse tenebre di questa vita, alla fine ci sarà dato di incontrarlo e più riusciremo a comprenderlo, più saremo degni di vederlo concretamente. Come successe infatti a Giobbe, che risalendo dai profondi abissi della sofferenza umana ottenne un rapporto totalmente personale con Dio, e l'ultimo giorno egli potè vederlo nella sua integrità:

"Dopo che questa mia pelle sarà distrutta (cioè quando morirò), senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero" (Giob. 19:26,27).

E l’apostolo Paolo gridò dopo una vita di dolori e tormenti: "Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. (1 Cor.13:12).

Partire da una corretta comprensione di Dio vuol dire possedere la chiave per comprendere molti altri concetti fondamentali della dottrina della Bibbia, altrimenti può succedere che, come una bugia porta un'altra bugia, allo stesso modo una falsa concezione di Dio può oscurare il sistema della verità rivelato nelle Scritture.

Se questa sezione vi ha anche solo in parte interessato, a questo punto vi sarete chiesti: "Conosco veramente Dio?" Cercheremo adesso di esplorare la Bibbia per arrivare a conoscere meglio Dio.

    3 LEZIONE

     Il nome e il carattere di Dio

    Se esiste un Dio è facile pensare che Egli avrà studiato un modo per farsi conoscere. La Bibbia è secondo noi proprio questa rivelazione di Dio all'uomo, il mezzo che Dio utilizza per rivelare il suo carattere. La parola di Dio viene infatti definita come il Suo "seme", (Piet.1:23) perché venendo a contatto con la nostra mente, nasce dentro di noi una nuova creatura che ha le caratteristiche di Dio (Giac.1:18; 2 Cor.5:17). Quindi, più seguiamo la parola di Dio e facciamo nostra la sua lezione, più diventeremo "conformi all'immagine di Suo figlio" (Rom.8:29) il cui carattere era a perfetta immagine del Padre (Col.1:15). Le parti storiche della Bibbia sono estremamente significative in questo senso, perché attraverso lo studio del comportamento di Dio con i popoli e le nazioni emergono alcune caratteristiche costanti della sua personalità.

    In ebraico il nome di una persona spesso riflette il carattere di quella persona o racconta qualcosa di essa. Ecco alcuni esempi:

    'Gesù'= 'Salvatore' perché "egli salverà il suo popolo dai suoi peccati (Mt.1:21).

    'Abramo'= 'Padre di una grande moltitudine' - "perché padre di una moltitudine di popoli" (Gen.17:5)

    Quindi anche i nomi e i titoli di Dio ci possono fornire alcune utili informazioni e visto che sono molti gli aspetti della sua personalità e i suoi obiettivi, egli avrà più di un nome. Consigliamo di studiare attentamente il nome di Dio dopo il battesimo e per tutta la nostra vita dedicata al Signore, in modo da poter conoscere più profondamente la sua personalità. Nei prossimi paragrafi proveremo ad indagare su questo tema nodale.

    In un momento molto difficile della sua vita, Mosè stava cercando un rapporto più intimo e profondo con Dio per rafforzare la sua fede, quando un giorno venne un Angelo e "proclamò il nome del Signore. Il Signore, il Signore Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di verità, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione (Es.34:5-7).

    I nomi di Dio dunque non sono casuali ma esprimono vari aspetti della sua natura. Inoltre sono aspetti che anche noi esseri umani possiamo avere e questo prova che anche lui è un essere corporeo. Che senso avrebbe infatti uno spirito etereo con tratti caratteriali acquisibili anche da noi essere umani?

    Dio ha scelto un nome in particolare con cui vuole essere riconosciuto e ricordato dal suo popolo, un nome che sia anche un riassunto, una sintesi del suo scopo ultimo.

    Gli Ebrei erano schiavi in Egitto e avevano bisogno che qualcuno gli ricordasse lo scopo ultimo di Dio nei loro confronti. A Mosè fu chiesto di dire loro il nome di Dio, per motivarli a lasciare l'Egitto e iniziare il viaggio verso la Terra promessa (cfr. 1 Cor.10:1). Anche noi abbiamo bisogno di capire i principi fondamentali su cui si fonda il nome di Dio, prima di essere battezzati e iniziare il nostro viaggio verso il Regno di Dio.

    Dio disse ad Israele che il suo nome era YAHWEH, che vuol dire "Io sono colui che sono" o, tradotto più esattamente, 'Io sarò colui che sarà' (Es.3:13-15). Questo nome fu poi leggermente modificato: "Dio disse inoltre a Mosè, «Dirai agli Israeliti: Il Signore (Yahveh), il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe ….. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione. " (Es.3:15).

    Il nome completo di Dio è quindi "Il SIGNORE Dio".

    Poiché il Vecchio Testamento fu scritto prevalentemente in ebraico, è palese che la traduzione dei termini ebraici corrispondenti a Dio abbia inevitabilmente perso alcune sfumature. Una dei termini ebraici più usati nella Bibbia per indicare Dio è 'Elohim', che vuol dire "i potenti". Il nome con cui Dio vuol essere ricordato è quindi

    YAHWEH ELOHIM

    che vuol dire

    COLUI CHE VERRA' RIVELATO IN UN GRUPPO DI POTENTI.

    Lo scopo di Dio è pertanto quello di rivelare il suo carattere e la sua natura in un ampio gruppo di persone. Obbedendo alle sue parole siamo già in grado di sviluppare alcune delle caratteristiche di Dio in noi stessi, tanto che, in senso ristretto, Dio può rivelarsi ai veri credenti anche in questa vita. Ma il nome di Dio è anche una profezia del tempo che verrà, quando la terra si affollerà di persone a lui somiglianti, sia per carattere che per natura (cfr. 2 Piet.1:4). Legarsi al suo nome è il modo migliore per entrare a far parte del suo scopo finale, diventare anche noi immortali come Dio e vivere per sempre in assoluta perfezione morale. La strada da compiere per arrivare a far parte del suo regno è dunque essere battezzati nel suo nome, Yahweh Elohim (Mt.28:19), per poter entrare a far parte dei discendenti ("il seme") di Abramo (Gal.3:27-29) a cui fu promessa perenne discendenza in Terra (Gen.17:8; Rom.4:13) e far parte di quel gruppo degli potenti' ('Elohim') in cui si compierà la profezia contenuta nel nome Dio.